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28 anni. Maestra di 22 bambini. Scrivo da una piccola città della Brianza. Voglio farvi conoscere tutti i miei mondi (im)possibili.

domenica 1 dicembre 2019

L'alfabeto dell'insegnante perfetto.


Sapete qual è, secondo me, l'insegnante perfetto?
Colui/Colei che ha le seguenti caratteristiche:
Amabile
Botanico
Coinvolgente
Delicato
Empatico
Familiare
Giocherellone
Happy
Innovativo
Loquace
Meritevole
Nuovo
Operativo
Piccolo nell'anima
Qualità
Romantico 
Sensazionale
Terapeutico
Umano
Vero
Zoologo

Insomma, l'insegnante perfetto è quello con tante di quelle caratteristiche che nemmeno un dottore dovrebbe avere! 
Abbiamo a che fare con piccole menti plasmabili e abbiamo quindi l'obbligo di riuscire ad essere mille e più persone contemporaneamente. 

Ogni bambino ha bisogno di una lettera specifica tra le tante disponibili nel nostro alfabeto emotivo. 


domenica 24 novembre 2019

Di ruolo o precario? Questo è il dilemma...


Risultato immagini per maestra disegno colorato"

Qual è il requisito fondamentale per poter affermare con certezza se uno è o non è un bravo insegnante?

Sicuramente inizierei con il sottolineare che dare continuità a un percorso didattico è positivo per i bambini coinvolti. E' lecito, dunque, pensare che avere la stessa insegnante che segue i bambini dalla prima alla quinta classe sia meglio dell'avere un'insegnante diversa ad ogni inizio del nuovo anno.

Ma siamo proprio sicuri che essere un'insegnante di ruolo presupponga l'essere un buon insegnante? E con ciò non intendo assolutamente dire che esserlo -di ruolo- sia, al contrario, un difetto. Credo, però, che sia importante giudicare un insegnante non dal tipo di contratto lavorativo, ma da come lo stesso costruisca percorsi di apprendimento validi, stimolanti ed efficaci per gli alunni che ha di fronte.

Dal canto mio, durante gli anni in cui ho fatto l'insegnante di sostegno ho sempre trovato colleghe di ruolo valide e sempre pronte al rimettersi in discussione costantemente. E' anche vero, però, che ho visto situazioni diametralmente opposte dove il ruolo, percepito come l'obiettivo ultimo al quale ambire, diventava il comodo cuscino sul quale adagiarsi completamente.
Ed è proprio di fronte a queste situazioni che mi sono trovata in difficoltà: come comportarmi? come poter dire qualcosa senza essere offensiva o senza venir etichettata come "la classica ragazzina saccente"?

Ammetto che molte volte ho taciuto e ho lasciato parlare i fatti. Altre volte ho ribattuto con educazione, facendo valere le mie idee. Oggi, dopo quasi 7 anni nel mondo della scuola, cerco di mostrare come il continuo aggiornamento, ad esempio, sia necessario e mai fine a se stesso.
Per arrivare a più persone possibili ho aperto questo blog e la pagina Facebook. Insomma, nel mio piccolo, da semplice insegnante precaria, cerco di dimostrare tutti i giorni che il mondo è pieno di insegnanti con tanto da dare, anche se non ancora di ruolo.

Ricordate, non giudicate mai un libro dalla copertina!


sabato 9 novembre 2019

Il kit "Salva Maestre".

Per ognuno di noi c'è stata una prima volta.
Le prime volte a me piacciono tantissimo perché mi permettono di superare i miei limiti, di comprendere fin dove posso arrivare e di conoscere la parte più profonda di me.
Tra le tante prime volte, una maestra sicuramente non dimenticherà mai la sua prima supplenza. Nel mio caso non è passato così tanto tempo da quando, sei anni fa, ricevetti quella chiamata inaspettata, inconsapevole che avrebbe dato uno scopo più grande alla mia vita.

Per me quindi ripensare alla prima volta in una classe non è poi così arduo, ma sono convinta che anche per le insegnanti con più esperienza sia difficile dimenticare il "primo giorno di scuola".
L'emozione, l'ansia da prestazione, il mix di sentimenti contrastanti che ci facevano sentire come in una lavatrice impostata sulla centrifuga! 
Quelle sensazioni, oggi che ormai è passato del tempo, ci accomunano tutte e ci fanno guardare indietro nel passato con un sorriso quasi malinconico. 

Nel mio caso, si è rivelato utile avere del materiale pronto da tirar fuori all'occorrenza, materiale così vario da farmi apparire una piccola Mary Poppins dell'era post- moderna.

Uno dei tanti allegati per gli abbonati
alla Rivista Gulliver
1. Una guida, un libro, un PTOF scaricabile dal sito di una Scuola Primaria. 
Insomma, un qualcosa che vi permetta di comprendere, a grandi linee, gli obiettivi da raggiungere alla fine dell'anno scolastico.

Un buon insegnante progetta le attività specifiche solo dopo aver fissato lo scopo finale da perseguire.

Tra le tante guide didattiche consultate in questi anni, ho recentemente scoperto la rivista "Gulliver" che, oltre a proporre una progettazione annuale precisa e al contempo flessibile, allega un libricino mensile dal quale trarre degli spunti didattici molto interessanti.






2.  Un libricino che abbia in allegato un CD con brani da poter ascoltare in diverse occasioni: sia nel classico momento di rilassamento sia, nel caso opposto, quando si vuole rendere  la lezione più dinamica.

Io mi trovo molto bene con il testo "La cicala e la formica". Ogni canzone è abbinata a delle attività interdisciplinari e, inoltre, è stato pensato un libro per ogni anno scolastico (dalla prima alla quinta).










3. LIBRI DI LETTURA, magari con un tema didattico preciso. 
Consiglio sempre di dedicare almeno una decina di minuti al giorno alla lettura di un libro, rigorosamente in circle
Non potete immaginare i benefici in termini di competenze relazionali e sociali che ne trarranno i bambini.



4.  COME DIVENTARE UN ESPLORATORE DEL MONDO.
Questo libro meriterebbe un post dedicato esclusivamente a lui. Un testo consigliatomi durante il mio percorso di studi all'Università Bicocca. 
Un libro così semplice e allo stesso tempo così ricco di possibili attività che un insegnante dovrebbe sempre averlo in borsa.

Vi allego solo una tra le mille e mila attività proposte da questa "fabbrica di idee" tascabile.










5. Un qualsiasi libro di cornicette. Le tanto retrò quanto mai scontate cornicette. Sono come il nero: intramontabili e sempre attuali.
Inutile elencarne gli aspetti positivi. Vi ricordo solamente: coordinazione oculo-manuale; impugnatura corretta; coltivazione del gusto estetico e della cura.


6. In ultimo, ma non per importanza, dei libri che contengano giochi didattici, che stimolino l'attenzione dei bambini, favorendone una sana competizione se somministrati in piccoli gruppi.
Io, insegnando matematica, ho sempre con me questi due libricini che utilizzo quando voglio osservare come i bambini mettono in atto competenze in materia di problem solving, ad esempio.
I problemi contenuti all'interno dei testi allegati in foto, presuppongono l'uso di più competenze per giungere alla soluzione degli stessi e non mere procedure meccaniche. 
Il loro uso consente, dunque, di lavorare su quella che Vygotskij definiva "zona di sviluppo prossimale", spingendo gli alunni a mettere in gioco contemporaneamente conoscenze, abilità e strategie diverse.


Ovviamente l'insegnante che si ritrova di fronte a una classe che ancora non conosce, magari per pochi giorni deve avere con sé il tanto amato MATERIALE DI RECUPERO: cartoncini, carta crespa, crepla, fili di lana, pasta di sale e cancelleria varia.

E ora, non mi resta che fare un grosso in bocca al lupo a tutte le neo insegnanti che stanno per fare il loro primo ingresso nella scuola.
Ricordate di portare con voi altre due cose: un sorriso sincero e tanta voglia di fare.
Il mondo scolastico è così arricchente che sono certa ve ne innamorerete, tanto quanto lo amo io.



sabato 2 novembre 2019

La casa della maestra.



Chi mi conosce sa che in questi giorni (e sicuramente anche per i prossimi mesi) sarò completamente immersa nella sistemazione della nostra nuova casa, mia e di Claudio.

L'immagine può contenere: Giada Micaela Marucci e Claudio La Greca, persone che sorridono

Ora abbiamo un lavoro di muratura da iniziare e poi, finalmente, passeremo alla parte più bella: l'arredamento!

Arredare una casa non è facile, soprattutto se sei una maestra.

Risultato immagini per disegno liste di cose da fare"Una maestra ha una scaletta ben precisa da seguire: liste con cose da acquistare, schemi su mille e mila disposizioni di quel particolare mobile (magari visto dall'alto, in prospettiva, in una gamma di colori diversi), elenchi da spuntare intitolati "Cose da fare".

Risultato immagini per disegno liste di cose da fare"


Io, da maestra con la "M" maiuscola, sono una persona metodica, che ha bisogno di vedere concretamente ciò di cui si sta parlando e che prima di procedere deve avere ben chiaro dove vuole arrivare (ah, maledetta deformazione professionale!).






Di conseguenza, la scelta dell'arredamento (vi preannuncio che si è già conclusa) ha richiesto un dispendio di energie incredibili perché -aggiungerei ovviamente- era necessario che la nostra casa avesse un angolo, anche minuscolo, per i miei libri e per tutto il mio materiale scolastico. Ma non solo: serviva anche un posticino dove potermi mettere a progettare, ragionare o correggere semplicemente le verifiche dei miei alunni.

Alla fine abbiamo trovato una soluzione.
Il ripostiglio che abbiamo è molto grande e, per questo motivo, una parte di esso verrà adibito a "libreria della maestra Giada".
Nella parete attrezzata del soggiorno, invece, verrà realizzato dal nostro mobiliere di fiducia un angolo studio dove potrò appoggiarmi a correggere o registrare le attività sul mio pc portatile.

In ultimo, la cantina: grazie a delle scaffalature riusciremo a dedicare una parte anche al mio archivio personale cartaceo (quaderni rilegati degli ex alunni, maxi raccoglitori con appuntate le attività svolte negli anni precedenti - devo ricordarmi di fare un post dedicato per mostrarveli ) così da non invadere tutta casa con il mio materiale.
D'altronde è anche casa di Claudio.






lunedì 21 ottobre 2019

Routine e abitudini: un toccasana per la classe!

Come nella vita di tutti i giorni, anche a scuola le routine danno a chi le vive un senso di appartenenza che ci rassicura.
Più la persona è piccola, più ha bisogno di svolgere attività ripetitive -nel senso positivo del termine- per sentirsi al posto giusto nel momento giusto.

Fin dalla scuola dell'Infanzia, i bambini controllano lo scorrere del tempo grazie alle attività di routine: il circle di benvenuto, l'appello, il completamento del foglio mensa e naturalmente l'aggiornamento del calendario.
Risultati immagini per to do listAlla scuola primaria, queste attività si trasformano in qualcos'altro, nel mio caso nella "TO DO LIST": una lista delle cose da dover fare per il tempo passato insieme in quella precisa giornata.
Probabilmente l'essere una persona con grandi "manie di organizzazione" ha contribuito all'uso di questo strumento, ma vi assicuro che in classe ha delle ottime conseguenze, soprattutto per quei bambini che tendono a stancarsi facilmente e a non mantenere i ritmi frenetici della vita scolastica.

Solitamente occupo un angolino della cara lavagna in ardesia per annotare tutte le cose che dovremo fare in quella giornata (ad esempio: numerazioni, Bruco Mangianumeri, Interrogatorio dei numeri, 2 problemi). Così facendo, i bambini hanno chiaro fin da subito il numero di attività da dover svolgere. La conclusione di ogni attività (segnalata da una semplice "x"), poi, porta i bambini ad aver chiaro lo scorrere del tempo.
La "to do list" è ottima per far comprendere davvero il passare del tempo, ma un altro strumento al quale ricorro sempre e che per questo è tutti gli effetti una routine all'interno della mia classe è il calendario (utilissimo fin dal primo anno di Scuola Primaria anche perché si presta a far da raccordo tra la prima e la Scuola dell'Infanzia).

Ogni anno ne preparo uno con i miei alunni.
Quest'anno ho scelto di servirmi di un cartellone (che ho rinforzato aggiungendogli del cartone sul retro), di cartoncini colorati, di bicchieri di plastica e di mollette.
Il calendario comprende l'indicazione di:
- numero del giorno;
- giorno della settimana;
- mese;
- stagione;
- meteo.

A turno, ogni mattina, ciascun bambino aggiorna il calendario e quasi senza rendersene conto rinfresca la memoria a proposito di termini che alla loro età sono ancora tanto astratti (vedi la differenza tra giorni della settimana e mesi dell'anno).






E allora se anche una semplice routine può aiutarli a star bene, a farli sentire in un ambiente conosciuto e familiare, senza dimenticare al contempo la didattica, perché non farlo?

mercoledì 16 ottobre 2019

Rendiamo autonomi i nostri bambini!

Nella società contemporanea, spesso siamo costretti ad assistere a genitori che regolarmente preferiscono sostituirsi ai propri figli, anziché aiutarli col fine di renderli sempre più indipendenti.
E da un lato, io questi genitori li capisco. Probabilmente il pensiero inconscio di queste mamme e di questi papà iperprotettivi è uno solo: fino a che mi occuperò in tutto e per tutto di mio/a figlio/a, lui/lei non crescerà e starà sempre con me. 

La realtà, però, cari genitori, è un'altra: così facendo, contribuirete a far credere a questi bambini che loro, da soli, non possono fare e che avranno sempre bisogno di una figura adulta per portare a compimento qualcosa.
Capitemi bene, con ciò non intendo di lasciare i bambini a se stessi, completamente "allo sbaraglio". Sia mai! 
Risultati immagini per porto al tramontoQuello che consiglio sempre ai genitori dei miei bambini è di essere per loro un porto sicuro dove attraccare dopo una giornata di nuove esperienze
Mamma e papà devono esserci, (e anche la maestra deve esserci) lì pronti per loro a sostenerli quando stanno per cadere o addirittura a curar loro le ferite, dopo che sono già caduti. 
Ma non sostituitevi a loro! Non tarpate loro le ali perché hanno una capacità di volare, che forse nemmeno immaginate. 




Quello che io cerco di fare nel mio contesto quotidiano, la classe, è dare il buon esempio.
E dopo tanto tempo (tantissimo) passato ad osservare i bambini che avevo di fronte, a comprendere quali fossero le loro potenzialità ma anche le loro resistenze in termini di autonomia, sono riuscita a scattare questa fotografia.


Per alcuni potrà sembrare una foto senza senso, ma in realtà mi ha talmente resa orgogliosa, che
appena ho visto questa scena sono corsa verso il telefono per immortalarla.

L. e Q. stanno disegnando durante l'intervallo-mensa. Sono, dunque, nel loro momento di gioco libero quando, ad un certo punto, prendono i pastelli rossi e cominciano a colorare il titolo del nostro armadio del 1000
Nessuno ha detto loro niente. Semplicemente, un paio di settimane fa, quando lo abbiamo costruito non abbiamo completato la parte della coloritura. 
Io, però, volutamente, ho aspettato che qualcuno agisse in queste due settimane e (fortunatamente) l'attesa è stata ripagata.
Qualcuno ha capito, finalmente, che per rendere quel "bene comune" più bello per tutti era necessario intervenire, anche a costo di perdere qualche minuto di intervallo!
Sì, certamente il raggiungimento dell'autonomia e dell'indipendenza richiedono lunghe attese e tanta pazienza. 
Bisogna solo avere la capacità di dar loro tempo e lasciarli crescere pian piano, ogni giorno un passetto in più.

martedì 15 ottobre 2019

Ma la maestra non vive a scuola?

In molti, quando pensano alla maestra la immaginano così: con gli occhiali, una crocchia in testa, una gonna ampia dai colori floreali e tanti libri tra le mani.


Beh... se mi guardaste attentamente potreste vedere che io con lo stereotipo della maestra non c'entro poi così tanto! 
Capelli lunghi, spesso tenuti su da una matita o da una penna, look sportivo e colorato, talvolta da "rockettara", occhiali sì, ma da sole!




Eppure...anche io sono una maestra. 
Adoro leggere, scrivere (come avrete capito), guardare film da sola, con gli amici o con il mio fidanzato. Ah già! Ho un fidanzato. E lo sottolineo, perché quando i bambini sentono questa parola sorridono e quasi quasi diventano rossi: come se avere un fidanzato fosse così strano. 
Oltre al fidanzato, ho anche una splendida famiglia: mamma Teresa, papà Michele e Kiwi, la mia coniglietta di quasi undici anni. E poi ho una nonna ("Maestra, ma come fai ad avere la nonna?"), tanti zii e tanti cugini.

Chi è insegnante come me sa che per i bambini, spesso, la sola idea di pensare che la maestra abbia una vita sociale al di fuori delle mura scolastiche fa prendere loro degli shock profondi. 
Come? La maestra va a fare la spesa? La maestra esce a mangiare una pizza?
La maestra ha una casa e non vive a scuola?
Ma non stupitevi di ciò. I bambini sono delle anime innocenti, fortunatamente ancora ingenui, e l'idea che la LORO maestra abbia altri interessi oltre ai suoi alunni, proprio non la accettano!

Le cose cambiano quando si cresce e l'idea di essere la prima e unica priorità per qualcuno diventa un'utopia consapevole.


Paure e responsabilità

Che cosa significa essere insegnanti? Che cosa implica doversi confrontare tutti i giorni con le future donne e i futuri uomini di domani?
Responsabilità!

Abbiamo in mano le vite di anime innocenti. Una sola azione, buona o cattiva che sia, può segnarli per sempre.
E a volte questo a me fa paura. Paura di sbagliare, anche se involontariamente. Paura di essere corresponsabile del "fallimento" di quel determinato bambino. Paura che un giorno i suoi errori troveranno radice comune nelle mie azioni.


Per questo io sfrutto ogni giorno a disposizione con loro per conoscerli al meglio, per capire quali siano le loro paure, i loro dubbi e soprattutto le loro inclinazioni naturali. 
Per motivarli, farli crescere e sostenerli laddove le incertezze fanno tremare un po' le gambe.


Una tra le mie filastrocche preferite.

Filastrocca delle buone maestre

Maestra, insegnami il fiore ed il frutto
"Col tempo, ti insegnerò tutto!". 
Insegnami fino al profondo dei mari 
"Ti insegno fin dove tu impari!". 
Insegnami il cielo più su che si può 
"Ti insegno fin dove io so!". 
E dove non sai? 
"Da lì andiamo insieme
Maestra e scolaro, dall'albero al seme". 
Insegno ed imparo, insieme perché 
Io insegno se imparo con te ". 

Bruno Tognolini

Con questa poesia ho deciso di concludere la presentazione PowerPoint preparata per i genitori dei miei alunni (durante la prima assemblea di classe) e devo dire che anche loro hanno parecchio apprezzato le parole di Tognolini. 

La mia frase preferita? 
"Ti insegno fin dove tu impari!" 
Mi ricorda un po' la celebre frase del grande maestro Manzi "Fa quel che può, quel che non può non fa!", accuratamente timbrata sulle pagelle dei suoi scolari. 
Perché in effetti è così: noi, maestre e maestri, offriamo tutti gli strumenti a nostra disposizione, tutti quelli che conosciamo ("Ti insegno fin dove io so!") - e da qui il dovere che abbiamo di formarci e aggiornarci sempre- ma resta il fatto che dobbiamo altresì rispettare il bambino che abbiamo di fronte. Dobbiamo rispettare i suoi tempi, i suoi bisogni e le sue capacità. 
Un buon maestro lo si denota dalla qualità delle sue azioni e non dalla quantità degli argomenti presentati. 


lunedì 14 ottobre 2019

Vita da maestra parte 1762552





In quanti come me?
Noi maestre siamo così. 
Amiamo fare, progettare attività, lavorare con i nostri bambini, ma poi c'è lei...la più temuta: LA CORREZIONE 😅

Una decisione importante: scrivere un blog!



Perché questa idea?
Vi giuro che non è campata per aria :D

Semplicemente ho voglia di condividere con gli esperti del settore, ma soprattutto con gli inesperti, quello che si cela dietro al mondo scolastico.
Oggigiorno, alla scuola primaria viene riconosciuto molto poco, alle insegnanti ancor meno.
Eppure, se ci pensate bene, i bambini ricevono il loro vero e proprio imprinting culturale tra le mura scolastiche. E non alle medie o alle superiori, lì i ragazzi hanno già scelto (o sono stati costretti a farlo) se amare o odiare la scuola. È proprio alla scuola primaria che i bambini "vengono iniziati" alla cultura in generale.
L'insegnante ha il difficile compito di appassionare i bambini, di incentivarli a scoprire mondi nuovi e sempre possibili.
Capirete, però, che questa è un'arma a doppio taglio: l'insegnante per far ciò deve risultare agli occhi dei bambini una guida sicura, ineccepibile, colui che merita la loro fiducia. E condividerete con me che questo non sempre è scontato o banale.
Purtroppo o per fortuna, anche l'insegnante è un essere umano: può commettere degli errori, può avere una giornata no e tanto altro. Eppure quando entra in classe è in grado di dimenticare chi è e di ricordarsi, invece, chi è per loro.
Da qui il titolo del blog. I mondi possibili di un insegnante -e di un bambino- sono infiniti.
Siete tutti invitati a scoprirli!