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28 anni. Maestra di 22 bambini. Scrivo da una piccola città della Brianza. Voglio farvi conoscere tutti i miei mondi (im)possibili.

sabato 18 gennaio 2020

Lo strumento innato delle maestre.

Negli articoli precedenti ho elencato gli strumenti possibili ai fini di una didattica attenta ai bisogni dei bambini.
Volutamente, però, ne ho tralasciato uno che, a mio avviso, è il più importante e che da reperire non è poi così difficile. 
Sapete a cosa mi riferisco?

Sì, proprio alla nostra voce : ci è stata data in dotazione fin dalla nascita e non è possibile acquistarla in nessuna rivista scientifica.

L'unica cosa che possiamo fare è imparare ad usarla.
Non solo per tutelarla e mantenerla per tanto tempo (chi insegna da tanti anni sa benissimo i rischi legati alle corde vocali ai quali si è costantemente esposti), ma anche perché se usata nel modo giusto può rivelarsi il miglior veicolo di informazioni, conoscenze e competenze.

E sapete qual è il segreto della voce di una maestra? Può essere lo strumento migliore per catturare l'interesse di tutti i bambini e dunque utile per poter mantenere la disciplina all'interno di una classe.

Però, care le mie fedeli lettrici, la voce dovrebbe essere modulata in base allo scopo per il quale viene utilizzata. Per richiamare i bambini all'ordine, per riprenderli di fronte a qualche marachella, per spiegare (ovviamente), per giocare, per scherzare, per pranzare insieme, per riflettere, per cantare.

Nonostante le mille situazioni possibili nelle quali servirsi della voce, solitamente la maestra viene etichettata come colei che è in grado di raggiungere suoni sconosciuti al restante genere umano e si pensa dunque che il tono della sua voce sia sempre tra l'acuto e l'ultrasuono. 
In realtà, forse ne rimarrete stupiti, ma non sempre è così. O perlomeno vorrei raccontarvi come ricorro io alla voce nelle diverse situazioni scolastiche che mi si presentano tutti i giorni.

Ci tengo sempre a sottolinearlo, ma prima di essere un'insegnante io sono un'educatrice e per questo motivo anche io alzo la voce di fronte a situazioni molto gravi. Con la differenza che cerco di preservare le mie corde vocali puntando più sul tono della voce anziché sull'altezza della stessa. Ricordate che un buon insegnante è autorevole e mai autoritario.

Nelle situazioni di calma, ad esempio durante un circle, utilizzo un tono molto basso, quasi sussurrato. Cercando così di essere il più coerente possibile con la metodologia di quel preciso momento. 

Cosa diversa è per la spiegazione: lì mi scateno, esce la parte più esuberante di me. Ricorro a tonalità diverse, talvolta ballo o canto e provo a far vivere la lezione come un momento gioioso, che resti impresso positivamente nelle loro testoline.

Ma sapete quando ho scoperto il potere della voce? Durante i momenti di ricreazione, dove le voci dei bambini si sovrastano mentre giocano, creano, ridono e si divertono.
Con tutti i bambini che ho avuto negli anni, mi sono accorta che riuscivo a richiamare la loro attenzione solo parlando a voce molto molto bassa.

Al contrario, ricorrendo alla voce alta (i primi anni, le prime supplenze, se penso alla mia povera gola!) ottenevo il nulla cosmico. Praticamente i bambini nemmeno se ne accorgevano!
E allora mi sono detta: "Ma chi me lo fa fare? Riesco ad ottenere l'attenzione quando utilizzo la voce bassa, perché farmi del male?"

Sapete che vi dico? Come sempre le cose inaspettate sono le migliori!
E dunque, se non lo avete già fatto, tentate!
Provare per credere!