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28 anni. Maestra di 22 bambini. Scrivo da una piccola città della Brianza. Voglio farvi conoscere tutti i miei mondi (im)possibili.

mercoledì 26 agosto 2020

Addii e nuovi inizi



Il 2020 per me è stato l'anno all'insegna dei cambiamenti. L'anno nel quale la mia capacità di adattamento è stata messa davvero a dura prova.

Prima il distacco dal cosiddetto "nido famigliare" e la conseguente mancanza dei miei genitori - fase pienamente superata e largamente sostituita dalla gioia di avere il mio compagno accanto a me sempre. 
Poi la perdita della libertà intesa come libertà di viaggiare, spostarsi, trascorrere il tempo con amici e parenti. 
Infine la perdita della mia compagna adorata, Kiwi. A questa perdita dedicherò un post a parte, prima di tutto perché lo devo all'unico animale che abbia mai avuto, in secondo luogo perché mi ha rafforzata tantissimo e penso che possa essere spunto di riflessione per molti di voi.

Tornando a noi, uno sguardo veloce alle premesse per il 2020 potrebbe indurre i lettori a pensare che l'esito finale sia caratterizzato da buio, tempesta e negatività. Ma è proprio qui che la vita ci sorprende... 

Il 24 agosto 2020 ho ricevuto la Convocazione delle convocazioni, quella che un'insegnante precario attende con trepidazione: la chiamata per l'immissione in ruolo!
E sì, non posso negare che sono felice, soprattutto dopo tutti i sacrifici di questi anni. 
Ma anche qui un nuovo cambiamento: sono stata assegnata a una scuola diversa e questo implica lasciare il lavoro con i miei bambini incompleto. Questa è la cosa che più mi dispiace: "abbandonare" i miei cuccioli. Dopo tanto impegno, mio e loro, il sogno è sempre stato quello di vederli raggiungere il traguardo della quinta primaria, insieme.

Il fatto poi di lasciare la scuola in cui insegno da ormai sei anni non è facile. Devo prepararmi a nuovi ambienti, nuovi colleghi, nuovi volti (e nomi!!!).
Lo afferma anche un detto popolare: "Sai quel che lasci, non sai quel che trovi!". 

Sicuramente so di lasciare un pezzo di me alla Martin Luther King. So di lasciare colleghe e amiche speciali. So di lasciare una classe matura e capace, con la quale le colleghe di classe ed io abbiamo costruito tanto. So di lasciare dei genitori meravigliosi, che sapranno far sentire a proprio agio la collega futura. 
So che in sei anni sono cambiata, ho sbagliato e imparato dai miei errori. Ho avuto modo di arrivare a questo nuovo traguardo con gli occhi di un bambino: curiosa, entusiasta e pronta ad imparare, ancora e ancora. 

Quale aggettivo posso attribuire al mio 2020? INTENSO!

Emozioni, storie, volti, sorrisi, gioie, dolori... intensi. 
Mi auguro dunque di continuare a vivere tutto in maniera forte e profonda, qualsiasi cosa mi riservi il futuro.

Giada Micaela Marucci
#GMM

sabato 8 febbraio 2020

Il FRANTUMA-NUMERI

Se ripenso alla me bambina alle elementari e al rapporto che avevo con la matematica, ancora adesso mi stupisco dell'entusiasmo che ci metto nell'insegnare questa disciplina.
Quando ho conosciuto i miei alunni, ormai quasi due anni fa, sono stata molto sincera e diretta: "Bambini, io alla vostra età la matematica proprio non la potevo digerire. Vi prometto che la matematica che faremo insieme potrà essere, in alcuni, casi, anche molto divertente!".
E così ho cercato di fare, sbizzarrendomi a trovare materiale nuovo, ad inventare attività accattivanti, ad attualizzare cose che avevo visto quando ricoprivo il ruolo di insegnante di sostegno.

Oggi ci tengo a mostrarvi uno strumento semplice e immediato, che se mi avessero proposto in III primaria probabilmente mi avrebbe aiutato tanto nella risoluzione delle divisioni.
                IL FRANTUMA-NUMERI
Altro non è che una sequenza di 5 bustine accuratamente etichettate. 
-Bustina 1: uk (unità di migliaia)
-Bustina 2: h (centinaia)
-Bustina 3: da (decina)
-Bustina 4: u (unità)
-Bustina 5: 💁‍♂️ (omino).

All'interno di ciascuna bustina (create con la tecninca degli origami direttamente da ogni bambino) sono contenute dei tagliandini (tagliati da loro precedentemente) con scritte quantità diverse.

Nella bustina 1 ci sono i tagliandini con il 1.000; in quella delle centinaia i tagliandini con il 100; in quella delle decine i tagliandini con il 10 e in quella delle unità i tagliandini con il numero 1.
Nella bustina con disegnato l'omino, ci sono tanti tagliandini con l'immagine di un omino.

Per introdurre l'utilizzo di questi strumenti ho posto loro una situazione problematica che, in possesso delle loro attuali competenze matematiche, non sarebbero riusciti a risolvere.

Ho chiesto loro di risolvermi la divisione 
                            636 6 =
Lo stupore generale si è fatto subito sentire e allo stesso tempo la voglia di trovare una soluzione partendo dal materiale che avevano di fronte a loro. 

I bambini colgono fin da subito che partire dalla tabellina del 6 e arrivare fino a 636 non è proprio la soluzione più vantaggiosa. 
Calcoli troppo lunghi e noiosi!

Suggerisco loro di provare a scomporre il 636, così come facciamo quando eseguiamo le moltiplicazioni ❌ con due cifre al moltiplicatore.
Intuiscono allora il ruolo dei tagliandini nelle bustine: 636 significa 6 pezzi da 100, 3 pezzi da 10 e 6 pezzi da 1.

Dopo di che bisogna tradurre quel ➗ 6. 
Qualcuno ipotizza che possa c'entrare con gli omini ed effettivamente è proprio così!
Diviso 6 significa che ci sono 6 omini tra i quali dividere una quantità, in questo caso dal valore di 636.

Avendo chiaro come ordinare i pezzi, ricordo ai bambini di partire sempre a dividere dalla quantità con il valore più grande (in questo caso 6 h) e poi in ordine verso destra.
Avendo 6 pezzi da cento e 6 omini è chiaro che ogni omino riceverà un pezzo da cento. 


A questo punto si presenta un piccolo intoppo per quanto riguarda la quantità delle decine (3 da). 
Come facciamo a dividere 3 pezzettini da 10 tra 6 persone? 
Invito i bambini ad osservare bene le bustine di fronte a loro, ricordandogli che i cambi sono possibili! 
Non tarda ad arrivare la soluzione: cambiamo 3 pezzi da 10 con 30 pezzi da 1 (passaggio da decina a unità, che implica la moltiplicazione x 10, infatti 3 da corrispondono a 30 u). 

A questo punto la divisione è possibile poiché 30 pezzi da 1 aggiunti ai 6 pezzi da 1 già preparati precedentemente (636) danno come quantità 36.
Ai bambini appare immediato che 36:6=6.
Ogni omino riceverà 6 pezzi da 1. 

E il risultato della divisione qual è? 
Semplicemente si vanno a contare i tagliandini ordinatamente disposti sotto un omino e l'operazione è risolta! 
In questo caso, sotto ogni omino troviamo: 100+1+1+1+1+1+1. 
                             636:6=106
Ovviamente ci tengo a precisare che questo strumento deve essere visto come una fase di passaggio/intermedia tra il risolvere divisioni in riga e l'approccio a quelle in colonna. 

Certo è che sia io, sia i bambini continuiamo a prediligere il calcolo a mente rispetto al calcolo in colonna e un'attività di questo tipo sottende una padronanza delle procedure aritmetiche non indifferente. 

Per questo motivo... Sono super soddisfatta dei risultati raggiunti. 
Ora aspetto solo di confrontarmi con tutti voi!

#GMM 

sabato 18 gennaio 2020

Lo strumento innato delle maestre.

Negli articoli precedenti ho elencato gli strumenti possibili ai fini di una didattica attenta ai bisogni dei bambini.
Volutamente, però, ne ho tralasciato uno che, a mio avviso, è il più importante e che da reperire non è poi così difficile. 
Sapete a cosa mi riferisco?

Sì, proprio alla nostra voce : ci è stata data in dotazione fin dalla nascita e non è possibile acquistarla in nessuna rivista scientifica.

L'unica cosa che possiamo fare è imparare ad usarla.
Non solo per tutelarla e mantenerla per tanto tempo (chi insegna da tanti anni sa benissimo i rischi legati alle corde vocali ai quali si è costantemente esposti), ma anche perché se usata nel modo giusto può rivelarsi il miglior veicolo di informazioni, conoscenze e competenze.

E sapete qual è il segreto della voce di una maestra? Può essere lo strumento migliore per catturare l'interesse di tutti i bambini e dunque utile per poter mantenere la disciplina all'interno di una classe.

Però, care le mie fedeli lettrici, la voce dovrebbe essere modulata in base allo scopo per il quale viene utilizzata. Per richiamare i bambini all'ordine, per riprenderli di fronte a qualche marachella, per spiegare (ovviamente), per giocare, per scherzare, per pranzare insieme, per riflettere, per cantare.

Nonostante le mille situazioni possibili nelle quali servirsi della voce, solitamente la maestra viene etichettata come colei che è in grado di raggiungere suoni sconosciuti al restante genere umano e si pensa dunque che il tono della sua voce sia sempre tra l'acuto e l'ultrasuono. 
In realtà, forse ne rimarrete stupiti, ma non sempre è così. O perlomeno vorrei raccontarvi come ricorro io alla voce nelle diverse situazioni scolastiche che mi si presentano tutti i giorni.

Ci tengo sempre a sottolinearlo, ma prima di essere un'insegnante io sono un'educatrice e per questo motivo anche io alzo la voce di fronte a situazioni molto gravi. Con la differenza che cerco di preservare le mie corde vocali puntando più sul tono della voce anziché sull'altezza della stessa. Ricordate che un buon insegnante è autorevole e mai autoritario.

Nelle situazioni di calma, ad esempio durante un circle, utilizzo un tono molto basso, quasi sussurrato. Cercando così di essere il più coerente possibile con la metodologia di quel preciso momento. 

Cosa diversa è per la spiegazione: lì mi scateno, esce la parte più esuberante di me. Ricorro a tonalità diverse, talvolta ballo o canto e provo a far vivere la lezione come un momento gioioso, che resti impresso positivamente nelle loro testoline.

Ma sapete quando ho scoperto il potere della voce? Durante i momenti di ricreazione, dove le voci dei bambini si sovrastano mentre giocano, creano, ridono e si divertono.
Con tutti i bambini che ho avuto negli anni, mi sono accorta che riuscivo a richiamare la loro attenzione solo parlando a voce molto molto bassa.

Al contrario, ricorrendo alla voce alta (i primi anni, le prime supplenze, se penso alla mia povera gola!) ottenevo il nulla cosmico. Praticamente i bambini nemmeno se ne accorgevano!
E allora mi sono detta: "Ma chi me lo fa fare? Riesco ad ottenere l'attenzione quando utilizzo la voce bassa, perché farmi del male?"

Sapete che vi dico? Come sempre le cose inaspettate sono le migliori!
E dunque, se non lo avete già fatto, tentate!
Provare per credere!