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28 anni. Maestra di 22 bambini. Scrivo da una piccola città della Brianza. Voglio farvi conoscere tutti i miei mondi (im)possibili.

lunedì 11 aprile 2022

Mamma - maestra



 Il 22 giugno 2021 la mia vita è cambiata profondamente: da semplice ragazza di ventotto anni, appena entrata di ruolo a mamma di Christopher. 

È stato il cambiamento più radicale della mia esistenza e non nego che inizialmente è stato davvero difficile imparare a giostrarmi tra le nuove mille e mila responsabilità.

Fortunatamente sono riuscita a godermi ogni singolo momento dei suoi primi sei mesi (quasi) ma a dicembre è arrivato il momento di rientrare a lavoro ufficialmente. Le emozioni che ho vissuto sono state completamente controverse: gioia di rivedere i miei alunni e di proseguire con loro il nostro percorso didattico, ansia da prestazione perché in dubbio sulle mie capacità organizzative, tristezza (tanta) perché Christopher sarebbe rimasto lontano da me per qualche ora (cosa che non era mai successa prima di allora).

Ho preferito attendere qualche mese prima di parlare di tutto questo perché ho davvero avuto bisogno di metabolizzare, di adattarmi alla nuova vita e di calibrare le mie risorse a seconda delle nuove priorità.

A tre mesi di distanza posso fare un bilancio reale e raccontarvi quali cambiamenti ha comportato l'essere mamma.

Non me ne vogliano le maestre senza figli che sicuramente saranno ottime insegnanti in ogni caso, ma l'essere mamma mi ha fatto davvero mettere in azione competenze di multitasking che mai avrei pensato di avere. 

L'essere (neo)mamma ti consente di stare in piedi un'infinità di ore con quattro ore di sonno a notte, quando va bene.

L'essere mamma ti permette di ridefinire le priorità: Christopher è la mia priorità e subito dopo c'è la mia classe. Cosa che prima ovviamente non era così.

Allo stesso modo, però, da quando sono mamma ho sviluppato una certa sensibilità di fronte ai bambini e alle loro famiglie. Non che prima non l'avessi, ma ora quando rimprovero un alunno o comunico ad una famiglia che il loro figlio ha delle difficoltà mi viene immediato mettermi nei loro panni, ribaltando la situazione su me stessa: come reagirei se parlassero così di mio figlio? Di quale grado di empatia avrei bisogno per gestire brutte notizie? 

L'essere mamma è volare alto: nel senso che a volte si è talmente immersi dalla vita che ci si dimentica di abitare sul pianeta Terra.

Essere mamma, nel mio caso, ha comportato l'uso minimo e indispensabile di fotocopie (ancora meno del solito) perché fondamentalmente non c'è tempo di prepararle e perché ora sono in seconda quindi possono scrivere più velocemente (che fortuna!).

Essere mamma implica avere un'agenda piena di impegni lavorativi che si intersecano perfettamente con le visite, i vaccini, il corso di acquaticità, l'appuntamento con gli amichetti, il compleanno di qualcuno e la festa di qualcun altro.

Essere mamma implica che tutte le volte che i tuoi alunni ti chiamano "Mamma" non li correggi dicendo "Maestra" ma ti giri di scatto e rispondi Dimmi, tesoro".

Insomma, essere diventata mamma è stato solo che arricchente per la mia professione.

Ecco, ci sono giorni in cui non ricordo nemmeno come mi chiamo, giorni in cui i miei alunni mi correggono perché ho scritto la data errata ma nonostante ciò, sento che ora tutti i miei tasselli sono al posto giusto.

#GMM



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